

La sfida è iniziata sin dall'organizzazione. Una violenta tempesta ritardò il trasporto dello “Spirito di Juno” al suo punto di partenza e la barca subì dei danneggiamenti ancora prima della partenza. Dopo riparazioni improvvisate, la nave si imbarcò con tre giorni di ritardo. Improvvisamente il motore ebbe dei problemi: ci furono perdite di diesel, sporcando le vele e contaminando le riserve di acqua. Per giorni la ciurma fu costretta a respirare le esalazioni del carburante.
Dieci giorni dopo, la barca e la sua ciurma esausta arrivarono nel porto a Las Palmas. Prima di iniziare l'attraversamento dell'Atlantico, c'era ancora molto da fare: comprare le provviste, riparare le vele, aggiustare il motore, ed infine verificare le protesi. Parte della ciurma aveva perso la gamba di recente e non poteva immaginare quanto fossero elevate le prestazioni che avrebbero dovuto superare nel corso del viaggio. Per circa tre settimane erano abbandonati a loro stessi; lavorarono duramente per contrastare il vento e riuscirono a stare in coperta anche con le condizioni del mare più avverse. Trovare una posizione ferma in mezzo all'oceano non era così facile. Nelle cabine strette dovevano prestare la massima attenzione, anche perchè le oscillazioni facevano perdere la stabilità ai portatori di protesi.
Nonostante tutti gli ostocali, il sorriso ritornò a bordo e la ciurma superò le difficoltà con ironia e creatività. I marimai scherzavano sulla “Dieta Atkins” che stavano tutti facendo…dopo il malfunzionamento di due frigoriferi, la ciurma divorà le provviste di carne fresca prima che le temperature elevate l'avessero resa non commestibile. Cuocevano il pane in pentole a pressione da loro realizzate, e, quando erano depressi, inventavano invocazioni e rituali. Senso di cameratismo e fiducia in sè crescevano giorno dopo giorno. Un marinaio descrisse la ciurma come un "gruppo meraviglioso e autosufficiente".
Quando lo “Spirito di Juno” arrivò al porto di St. Lucia il 9 Dicembre 2005, questi 14 uomini avevano provato ben di più di una vittoria della regata: “Abbiamo voluto dimostrare che un'amputazione non ostacola assolutamente una vita attiva e dinamica!".
